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I SEMI SONO IL TERRITORIO

Nel tentativo di “capire il mondo” buona parte della mia vita è stata un pensare ed un porsi ad osservare semi, alberi e pietre, forme organiche e materiale del territorio.

La materia inerte non esiste, la forza evolutiva opera nell’intero universo. Siamo tutti indissolubilmente legati alla natura, dove ogni forma fluisce nell’altra in un continuo movimento.

Un uomo, nato in uno degli infiniti punti della “pelle” del pianeta, non può non prescindere proprio da quel punto; se poi vi è anche cresciuto, diviene quasi impossibile.

Il luogo nativo, con le sue forme e le sue materie, può diventare la palestra e la ricerca estetica e biologica atte a riassociare le stesse agli esseri di un tutto globale, se non addirittura cosmico.

La professione dell’artista svolge un compito creativo necessario socialmente: spinge all’osservazione, alla conoscenza, e ricollega le competenze ad una apertura pluridisciplinare. Ruotando i colori dentro un barattolo di vernice si può intravedere il movimento di una galassia.

In una macchia si può cercare l’universo.

In una pozzanghera il mare.

I fiori e gli insetti del giardino si schiudono al sole e si comportano come quelli delle grandi foreste.

Una formica vale in termini evoluzionistici quanto un elefante.

Ogni pietra della nostra montagna può essere adatta per immaginare e progettare una scultura come fosse materia ossea del pianeta terra.

Osservando la formazione e la funzione di una piccola montagna e di un sasso si comprendono le grandi catene montuose.

Salvaguardare anche un solo essere vivente nel proprio habitat può contribuire a proteggere la fauna dell’intero pianeta poiché tutto è collegato. Anche approfondendo la conoscenza sulla piccola flora si può immaginare e tentare di capire la grande foresta. Il “cittadino globale”, abitante in un punto di un pianeta così immenso e variegato, in quest’epoca può aiutare a sostenere l’intero sistema naturalistico pur agendo a pochi metri da casa.

Mai come adesso l’arte ha bisogno di essere pensata e guardata nella sua funzione socio-ecologica: non più rispetto ad un bello fine a sé, ma che sappia e possa ricomprendere il giusto, il vero, il buono, nell’idea immaginativa ed intuitiva, nella ricerca a capire, a rendere l’uomo più empatico e sensibile con il resto del mondo.

La mia arte è appunto un tentativo di voler dimostrare come, nelle forme dei semi, ci siano le assonanze organiche che ricongiungono l’uomo alla natura, in associazioni e collegamenti estetici e immaginativi.


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